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La sigla RTS identifica la fascia alta del marchio Contax, quella
destinata al mercato professionale. La prima Contax RTS viene presentata
alla Photokina di Colonia del 1974, ed è il frutto dell’incontro di tre
prestigiose aziende: la Yashica (pioniera nell’elettronica applicata
agli apparecchi fotografici) la Carl Zeiss (azienda tedesca dalle
antichissime tradizioni in campo fotografico, specialmente in quello
ottico) e il Porsche Design Group, che ne cura stile ed ergonomia. Nel
1982, in base all’esperienza acquisita con la RTS, ma anche mutuando le
più moderne tecnologie elettroniche dalla Contax 139 (flash TTL,
controllo al quarzo) viene presentata la RTS II, esteticamente identica
alla progenitrice, ma in realtà profondamente rinnovata nella meccanica
e nell’elettronica. Nel 1990 è la volta della RTS III – ancora presente
sul mercato – che offre un’esposizione multimode, la possibilità di
effettuare letture esposimetriche con qualsiasi tipo di flash, ed un
esclusivo dorso aspirante per garantire un’assoluta planeità del film.
CONTAX RTS II
Un po’ di storia…
Come è noto il nome Contax nasce negli anni trenta e identifica una
fotocamera a telemetro con soluzioni tecniche d’avanguardia, costruita
dalla Zeiss Ikon per contrastare il predominio dell’affermata
Leica della Leitz.
Dopo decenni di oblio questo prestigioso nome viene riesumato per
battezzare una nuova fotocamera professionale, suggellando così
l’accordo commerciale tra la nipponica Yashica – oggi proprietà del
gigante dei semiconduttori Kyocera – e la tedesca Zeiss, avvenuto nel
1973. In precedenza la casa tedesca aveva cercato un accordo con la
Asahi Pentax, con la quale ha probabilmente collaborato nella
realizzazione dell’innesto K, nello sviluppo di alcuni obiettivi (basta
confrontare gli schemi ottici dei rispettivi obiettivi 28mm f/2 per
rendersene conto) e nell’introduzione del trattamento antiriflessi a
strati multipli. Ma, alla fine, Zeiss non ritenne il partner all’altezza
della situazione, preferendole Yashica, pioniera dell’elettronica
applicata agli apparecchi fotografici.
Così nel 1974 viene presentata in Photokina la Contax RTS, una reflex
35mm elettronica destinata al mercato professionale, corredata di
prestigiose ottiche firmate Carl Zeiss. Considerando il breve lasso di
tempo tra la stipula dell’accordo e la presentazione della RTS, è da
ritenersi che il progetto relativo fosse già bello e pronto, e che
l’apporto della casa tedesca si sia limitato alla progettazione ed alla
realizzazione delle ottiche (nel ’74 solo alcune focali – quelle più
diffuse – venivano prodotte in Giappone dalla consociata Tomioka su
specifiche Zeiss) oltre, naturalmente, agli studi relativi alla loro
interfaccia con il corpo macchina, la baionetta.
La sigla RTS sta per Real Time System, ed indica il ridottissimo tempo
d’inerzia che intercorre dal momento in cui si preme il pulsante di
scatto a quello in cui viene effettivamente registrata l’immagine sulla
pellicola. Il modello RTS II, di cui ci occupiamo in questo articolo,
mantiene estetica e caratteristiche fondamentali della progenitrice, ma
con diversi miglioramenti – a cominciare dalla lettura TTL del flash –
che ne affinano la praticità d’uso e l’affidabilità.
La tecnica…
Frutto del centro design Porsche di Stoccarda, la linea di questa Contax
è caratterizzata da un attento studio ergonomico che ne favorisce
l’impugnabilità. Il corpo è squadrato ma, contrariamente al design delle
fotocamere Zeiss “made in Germany” degli anni sessanta (come le Icarex),
gli spigoli risultano dolcemente arrotondati e la linea particolarmente
gradevole.
Il pentaprisma, essendo dotato di una base piuttosto larga, appare basso
e voluminoso; sul frontale, incisa, la scritta bianca “CONTAX” risalta
sul nero della fotocamera. A sinistra la sigla RTS identifica il
modello, ma non fa distinzione fra prima e seconda serie. Sul retro
della calotta, in caratteri più piccoli, viene invece chiaramente
indicato il modello in questione: “RTS II quartz”.
La struttura della fotocamera è interamente metallica con il corpo in
pressofusione d’alluminio ed il peso di 735 grammi, senza obiettivo e
senza pile, sta lì a testimoniarlo. Di ottima qualità la brunitura e la
smaltatura nera delle parti metalliche che resistono egregiamente anche
ad un uso intenso e prolungato; una fascia in similpelle nera, morbida
al tatto e applicata con cura, ricopre dorso e parte anteriore della
fotocamera. Il dorso intercambiabile alloggia un telaietto pro memoria
per inserire il talloncino della confezione della pellicola in uso.
Anche l’interno appare ben realizzato, con un alberino rotante per
favorire la scorrevolezza della pellicola, ed una pressa per tenere
correttamente in sede il caricatore senza giochi. Il grosso rocchetto
ricevente con sistema di aggancio a corolla facilita l’inserimento della
pellicola.
Con l’automatismo inserito, i primi tre scatti necessari a posizionarsi
sul fotogramma numero uno vengono eseguiti con un tempo rapido, evitando
così lunghe attese tra uno scatto e l’altro se, per esempio, dobbiamo
eseguire gli scatti a vuoto in un ambiente molto scuro.
La disposizione dei comandi è quella tipica delle moderne Contax, con il
selettore dei tempi curiosamente posizionato sul lato sinistro della
fotocamera; una caratteristica che è diventata quasi un segno distintivo
del marchio. La ghiera è dotata di posizioni di arresto con blocco di
sicurezza per l’automatismo a priorità di diaframma (A) e per il sincro
flash (X), da sbloccare mediante il pulsantino posto sul retro della
calotta.
La leva del manettino di riavvolgimento non ruota durante il caricamento
della pellicola, ed il regolare scorrimento della stessa viene segnalato
dal movimento di una linea bianca incisa sulla sommità della ghiera. Per
aprire il dorso occorre sollevare il manettino.
A destra del pentaprisma – sormontato dalla slitta porta accessori con i
contatti per flash universali e dedicati – troviamo la ghiera per la
sensibilità della pellicola (da sollevare e ruotare), alloggiato su di
uno scalino che lo sopraeleva dalla calotta, facilitandone la presa. La
stessa ghiera serve ad impostare i fattori di correzione per la
staratura intenzionale dell’esposizione automatica.
Coassialmente troviamo la levetta dell’interruttore generale; nella
posizione ON rimane scoperto un punto rosso. Sullo stesso scalino il
pulsante di scatto elettromagnetico dalla corsa estremamente breve,
privo della filettatura per il flessibile, posizionata invece sul retro
della calotta sotto la leva di carica. La filettatura accetta flessibili
sia a funzionamento meccanico sia elettrico, ed è protetta da un tappino
in plastica. La leva di carica, interamente metallica, ha una corsa di
120° e può essere azionata con un movimento unico o con piccoli colpi
successivi. Il contapose additivo ad azzeramento automatico completa la
descrizione dei comandi sul pentaprisma.
Sul frontale troviamo, a sinistra, il pulsante che attiva i led nel
mirino con la levetta coassiale da sollevare per inserire il blocco
della memoria esposimetrica.
Più in basso il comando dell’autoscatto, che si aziona premendone la
parte centrale.
Sul fianco del bocchettone il pulsante che sblocca l’obiettivo (in alto)
e quello per la visualizzazione della profondità di campo nel mirino.
Quest’ultimo assolve ad una doppia funzione: abbassandone la levetta
coassiale diventa un pulsante di scatto meccanico che, in assenza di
energia elettrica, garantisce il funzionamento dell’otturatore con il
tempo di 1/50 di secondo.
La baionetta, realizzata in acciaio inox, è dotata dell’innesto Contax/Yashica,
utilizzato per la prima volta sulla RTS del ’74. Sul fianco destro il
comando per il sollevamento manuale dello specchio e, più in basso, un
foro filettato per il cavetto di scatto tradizionale, indispensabile per
il funzionamento meccanico della posa B. Sulla parte anteriore della
calotta un piccolo tappo a vite protegge la presa coassiale del flash. A
fianco del mirino una levetta consente di oscurarlo per non falsare
l’esposizione in condizioni critiche.
Nel fondello troviamo l’attacco per il treppiede in asse con
l’obiettivo, il pulsante di sblocco per il riavvolgimento della
pellicola, la presa di forza ed i contatti elettrici per il motore
d’avanzamento ed un comodo chiavistello incassato per accedere al vano
batteria.
La Contax RTS II è dotata di un bel mirino luminoso, molto uniforme,
caratterizzato da una lieve dominante calda, che fornisce un
ingrandimento pari allo 0,87X. L’area inquadrata corrisponde al 97% di
quanto effettivamente registrato sulla pellicola, un valore superiore a
quello della RTS prima serie (92%); per questo motivo gli schermi di
messa a fuoco non sono intercambiabili tra i due modelli.
Quello fornito di serie è finemente smerigliato con lente di Fresnel e
zona centrale microprismatica; ne esistono otto diversi tipi per
applicazioni specifiche. Le informazioni nel mirino – realizzate
mediante LED – sono tutte fuori campo, e visualizzabili solamente dopo
aver premuto il pulsante sul frontale.
I LED restano accesi 16 secondi e si spengono comunque dopo lo scatto,
per non sciupare inutilmente l’energia della batteria. In basso appare
il valore del diaframma impostato ed il segnale che indica l’inserimento
del correttore fisso d’esposizione (- per le sottoesposizioni e + per le
sovraesposizioni). Sulla destra appaiono i valori, retroilluminati, del
tempo impostato e il segnale OVER per la sovraesposizione; quando è
inserito il blocco della memoria i valori suddetti lampeggiano.
Con l’esposizione manuale vedremo un led fisso (esposizione consigliata)
ed uno lampeggiante (tempo effettivamente impostato); per ottenere
l’esposizione corretta bisognerà farli coincidere.
Un led verde a forma di saetta si illumina quando il flash è carico e
lampeggia per segnalare l’avvenuta corretta esposizione. Il mirino è
oscurabile per evitare infiltrazioni di luce che potrebbero falsare la
lettura esposimetrica in particolari situazioni.
L’esposimetro della RTS II è costituito da una cellula al silicio posta
al di sopra del mirino – nel pentaprisma – per la luce continua, ed
un’altra nella scatola dello specchio, in basso, che legge quella
riflessa dalla pellicola per la lettura TTL con i flash dedicati. Quest’ultima
soluzione, assente nella RTS originaria, è mutuata direttamente dalla
Contax 139.
Il campo di misurazione delle fotocellule si estende da -1EV a 19EV con
pellicola 100 ISO ed obiettivo f/1,4, mentre la sensibilità – espressa
in ASA e in DIN – va da 12 a 3200 ASA (12°-36° DIN).
La lettura che forniscono è fortemente bilanciata al centro, mentre le
aree marginali del fotogramma sono praticamente ininfluenti ai fini
dell’esposizione.
La Contax RTS II possiede l’esposizione manuale e l’automatismo a
priorità del diaframma, dove si può intervenire con il correttore fisso
d’esposizione e con il blocco della memoria esposimetrica. Con quest’ultimo
strumento inserito è possibile variare il diaframma mantenendo
inalterato il valore EV.
L’otturatore della RTS II deriva concettualmente da quello del modello
precedente dotato di tendine in tela gommata a scorrimento orizzontale
controllato elettronicamente, ma in questa versione le tendine sono in
robustissimo titanio di 0,015 mm di spessore, e i circuiti elettronici
(con contatti dorati e doppi) controllati da un oscillatore al quarzo.
Per ridurre gli attriti l’otturatore è dotato, in sei punti della
meccanica, di cuscinetti a sfera e, per ridurre rumorosità e vibrazioni,
di un minuscolo ammortizzatore pneumatico. Il movimento delle tendine
gode inoltre di una particolarità: quando viene caricato l’otturatore le
due tendine viaggiano ovviamente appaiate ma, a fine corsa, si separano,
preimpostando la fessura necessaria al tempo d’otturazione scelto. In
questo modo al momento dello scatto esse partono contemporaneamente, e
non una di seguito all’altra come negli otturatori convenzionali.
Questo meccanismo dovrebbe garantire, con i tempi brevi, una notevole
uniformità d’esposizione. Anche il movimento dello specchio viene
frenato da un ammortizzatore ad aria.
I tempi, in automatismo, vanno da 16 secondi ad 1/2000 mentre in manuale
da 4 secondi ad 1/2000 più la posa B.
A differenza del modello precedente l’otturatore possiede il tempo
meccanico di 1/50 di secondo ma, per aggirare l’ostacolo del pulsante di
scatto elettromagnetico, si è reso necessario utilizzarne uno
alternativo, costituito dal comando della profondità di campo.
Anche la posa B può essere comandata meccanicamente utilizzando uno
scatto flessibile tradizionale nella presa filettata a fianco del
bocchettone porta ottiche.
L’autoscatto elettronico, accompagnato dal lampeggiare di un led,
fornisce un ritardo di 10 secondi e può essere revocato in ogni momento
semplicemente portandone il selettore in posizione non operativa.
Per attivarlo occorre far coincidere i due trattini bianchi e premere il
centro del selettore stesso.
L’energia necessaria ai circuiti elettronici viene fornita da una pila
all’ossido d’argento da 6,2 Volt (PX28 od equivalente) o alcalina da 6
Volt (4LR44 o equivalente).
Per il funzionamento in climi estremamente rigidi era possibile
acquistare un pratico accessorio alimentato con quattro batterie stilo
da tenere in tasca e collegare alla fotocamera tramite uno spinotto,
previa sostituzione del coperchietto a vite originale.
A differenza del primo modello, la RTS II è fornita di due tempi
meccanici: 1/50 e la posa B che le consentono di far fronte a situazioni
d’emergenza e di risparmiare energia elettrica con pose molto lunghe.
Per controllare lo stato di carica della batteria occorre visualizzare i
led nel mirino, se pulsano con una frequenza elevata occorre
sostituirle.
La macchina è dotata di interruttore generale.
Le conclusioni…
Bella e ricca di caratteristiche interessanti questa Contax.
Praticamente identica, nell’estetica, al primo modello, se ne
differenzia invece per una serie di perfezionamenti, a cominciare
dall’esposizione TTL con il flash e agli interventi tesi a renderla una
fotocamera più affidabile e versatile, correggendo gli errori di
gioventù della progenitrice.
Ancora oggi, a vent’anni dalla sua presentazione, la RTS II resta
un’ottimo apparecchio, perfettamente fruibile sia dal professionista sia
dal fotoamatore evoluto.
Dolce nel funzionamento, silenziosa nello scatto, solida nei materiali,
al centro di un completo sistema di accessori e di prestigiose ottiche
firmate Carl Zeiss, questa Contax non è dotata degli ultimi ritrovati
dell’elettronica applicata alla fotografia, ma offre tutte le
caratteristiche proprie di un apparecchio prettamente professionale,
sicuramente più gratificanti – per chi la macchina fotografica la
intende come mezzo e non come fine – di lucette e funzioni dalla dubbia
utilità.
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