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Uno dei tanti pregi delle reflex ad obiettivi
intercambiabili è... la possibilità di cambiare l’ottica. Questa
asserzione lapalissiana è stata talmente condivisa dal pubblico dei
fotoamatori da causare l’estinzione delle reflex ad ottica fissa. In
casa Pentax tale possibilità è sempre stata sfruttata al massimo, al
punto da rendere possibile l’utilizzo sulla attualissima MZ-5 di
obiettivi degli anni cinquanta, tramite un semplicissimo e diffusissimo
adattatore vite/baionetta K. Senza adattatori si possono invece
accoppiare reflex ed obiettivi a vite prodotti fra il 1957 ed 1975
oppure corpi ed obiettivi a baionetta prodotti dal 1975 ad oggi.
Dal punto di vista
collezionistico questo fatto genera a volte dei piccoli “mostri di
Frankenstein”: non è infrequente infatti imbattersi sulle bancarelle dei
nostri mercatini in S1a con obiettivo SMC Takumar 50mm f/1.4 (attenzione
che non tutte possono montarlo senza danni!), ESII con Super-Takumar 55m
f/2, KX con SMC Pentax-A Zoom 28-80, oppure P30t con SMC Pentax-M 50mm
f/1.7. La ragione è ovvia: spesso il commerciante vende quello che può e
combina insieme i pezzi che gli rimangono, oppure è lo stesso
proprietario che rende separatamente al venditore corpi ed obiettivi
oppure abbinamenti strani, in base a quello che gli interessa tenere.
A questo punto si pone al
collezionista il problema di abbinare i pezzi reperiti nella maniera più
corretta sia dal punto di vista cronologico che rispettando le
combinazioni originali (non montare ad esempio un 50 f/1.2 su un corpo
macchina economico o un 50 f2 sull’ammiraglia della casa). Parlando di
Pentax (o meglio Asahi Pentax, visto che dal 1957 al 1979 le fotocamere
si chiamavano così) il caso più eclatante che qui anticipo per rendere
l’idea è quello di S2 ed S1: queste due fotocamere sono identiche in
tutto, non esiste una sola differenza estetica o di prestazione, non la
più piccola caratteristica che le differenzi. Ma allora perchè hanno due
nomi differenti? Perchè la prima era venduta col 55mm f2, mentre la
seconda era abbinata ad un più economico 55mm f2.2! Tutto qui, non ci
sarebbe altro modo di distinguere le due fotocamere se non leggendo la
sigla incisa sulla calotta superiore. E’ quindi evidente la “necessità”
di abbinare correttamente fotocamera ed obiettivo, per poter fare i
giusti paragoni fra i diversi modelli e con la concorrenza dell’epoca.
Quindi si consigliano i collezionisti scrupolosi che magari vorrebbero
avere solo qualche Pentax significativa nella propria collezione di
portare questo libretto o una fotocopia ai mercatini, consultandolo
prima di acquistare uno dei suddetti Frankenstein. Magari è possibile
rifare un abbinamento corretto semplicemente rimescolando i pezzi
presenti sullo stesso banco, oppure si può chiedere di acquistare solo
uno dei due pezzi per trovare l’altro altrove, anche questo fa parte del
divertimento, no? Ed ora partiamo con ordine.
Asahiflex
ed obiettivi a vite M37x1
La Asahiflex originale
del 1952, nota come Asahiflex I, era dotata dell’obiettivo
Asahi-Kogaku Takumar 50mm f/3.5 nella sua prima esecuzione, con
diaframma manuale ed anello frontale riportante i dati dell’obiettivo di
forma piatta. Il barilotto è interamente realizzato in ottone cromato.
Si tratta di fotocamera ed obiettivo che generalmente si vedono solo sui
libri, in quanto sono stati prodotti in un numero di esemplari compreso
fra 4.000 e 8.000 in vendita solo in Giappone.
La successiva
Asahiflex IA del 1953, modello lievemente modificato, è tipicamente
dotata del secondo modello di Asahi-Kogaku Takumar 50mm f/3.5, che si
distingue per avere il diaframma a preselezione e l’anello con i dati
dell’obiettivo di forma concava. Si tratta di un’altra accoppiata
infrequente da trovare, prodotta in quantità dell’ordine delle 15.000
unità.
La Asahiflex IIB
del 1954, prima reflex al mondo con ritorno istantaneo dello specchio,
monta generalmente l’Asahi-Kogaku Takumar 50mm f/3.5 nella sua ultima
versione, ancora in ottone cromato ma con anello frontale di colore nero
con scritte bianche.
La Asahiflex IIA del
1955, prima reflex Asahi con i tempi lenti e quindi modello di
punta, monta generalmente il più luminoso Asahi-Kogaku Takumar 58mm
f/2.4 nella sua unica versione, in ottone cromato con anello frontale
di colore nero con scritte bianche e diaframma a preselezione
Le Asahiflex IIB e IIA
sono state prodotte in quantità largamente superiori ai primi due
modelli (si parla complessivamente di circa 100.000 pezzi in poco più di
tre anni) e sono quelle che i collezionisti possono trovare con relativa
facilità; c’è inoltre un altro aspetto che riguarda il loro obiettivo
standard che ora andremo ad esaminare. Tutte le Asahiflex, non essendo
dotate di pentaprisma, prevedono un piccolo mirino galileiano ausiliario
per le inquadrature verticali ed il campo inquadrato da questo mirino è
adeguato all’ottica montata. I mirini per il 50mm hanno una cornice
metallica che lascia scoperta una finestrella di circa 7x10,5mm, mentre
quelli per il 58mm hanno una cornice più grossa che lascia solamente
6x9,5mm utili all’inquadratura. Ecco quindi che è facile verificare se
l’Asahiflex che avete in mano monta l’obiettivo giusto. Come dicevo
nella maggior parte dei casi la IIB monta il 50mm mentre la IIA prevede
il più luminoso 58mm., ma sono note diverse eccezioni a questa regola.
Conclusione: l’obiettivo giusto per una Asahiflex IIA/IIB è quello che
si ricava dall’esame del mirino ausiliario.
Asahi Pentax a vite M42x1
Col passaggio alla vite
M42x1 cambiano nome sia le fotocamere che gli obiettivi. Le reflex
adottano il pentaprisma fisso e vengono denominate Asahi Pentax;
contemporaneamente il barilotto degli obiettivi passa dalla costruzione
in ottone cromato a quella in alluminio e la loro denominazione cambia
da Asahi-Kogaku Takumar ad Asahi Opt. Co. Ltd. Takumar. Kogaku altro non
è che la parola giapponese per dire Optical Company (presente ad esempio
anche nelle vecchie ragioni sociali di Nikon e Topcon: Nippon Kogaku e
Tokyo Kogaku).
La famosa Asahi Pentax
(AP) del 1957, prima reflex dotata di pentaprisma prodotta dalla Asahi
Opt. Co., montava lo stesso 58mm f/2.4 con diaframma a preselezione,
naturalmente con il nuovo innesto a vite M42x1. Il nuovo Takumar è un
po’ più “importante” come dimensioni rispetto al predecessore in
montatura Asahiflex, ma è più leggero di questo avendo, come già
anticipato, il barilotto in alluminio. La ghiera di messa a fuoco è nera
mentre quelle per la preselezione del diaframma sono cromate. A questo
obiettivo di derivazione Asahiflex vanno aggiunti come possibile
alternativa altri due obiettivi standard Takumar di nuova progettazione:
il 55mm f2.2 ed il 58mm f/2. Il diametro dei filtri viene da questo
momento standardizzato a 46mm. Quale di questi tre è l’obiettivo giusto
per una Asahi Pentax originale? Tutti e tre, in quanto erano tutti
disponibili per l’unica fotocamera Asahi in produzione.
All’inizio del 1958 venne
presentata la Asahi Pentax S, versione migliorata che presentava
una diversa e più moderna scalatura dei tempi di scatto.
Contemporaneamente si rende disponibile un nuovo Takumar 55mm f/1.8,
ancora a preselezione, che sostituisce entrambi i precedenti 58mm e che
va considerato l’obiettivo giusto per la S.
Il 1958 vede la
presentazione della Asahi Pentax K, dove la lettera K sta per
mille, indicando la presenza per la prima volta su una fotocamera Asahi
del tempo di scatto di 1/1000. Niente a che vedere quindi con le
successive reflex serie K a baionetta che vedranno la luce ben 17 anni
più tardi. L’obiettivo per la K è un nuovo Auto-Takumar 55mm f/1.8 a sei
lenti. Qui è necessario chiarire che con Auto si intendeva semplicemente
la chiusura automatica del diaframma al momento dello scatto, mentre la
successiva riapertura andava effettuata manualmente agendo su
un’apposita leva, solitamente cromata, che caratterizza tutti gli
obiettivi di questa serie. La finitura dell’obiettivo è un misto di nero
e cromato, ad esempio la ghiera di messa a fuoco è solitamente nera con
le parti esterne in alluminio lucido, ricorda tanto per intenderci
l’estetica tipica delle ottiche Meyer o di certe Zeiss Jena della stessa
epoca, ed è cromata anche la ghiera dei diaframmi. Finezza notevole,
esistono anche esemplari di questo obiettivo con finitura completamente
nera ad eccezione della leva di carica del diaframma, da abbinare a
corpi K neri.
Nel 1959 viene presentata
negli USA la nuova H2, disponibile l’anno successivo nel resto del mondo
con la denominazione internazionale S2. Si tratta di un nuovo
progetto da cui deriveranno diversi altri modelli che formeranno la
fortunata serie S (S1/S2/S3/S1a/SV). La S2 è immediatamente
riconoscibile dai modelli precedenti per avere tutti i tempi di scatto
raggruppati in un’unica ghiera a fianco del pentaprisma. In alcuni
esemplari è riportato anche il tempo di 1/1000, in altri no. Ho detto
riportato perchè anche se non presente sulla ghiera dei tempi tale
velocità di otturazione è comunque disponibile, basta posizionare la
ghiera stessa dove dovrebbe essere inciso il numeretto 1000! Il suo
obiettivo standard è un Auto-Takumar molto simile a quello della K, ma
con luminosità ridotta ad f/2.
Nel 1960 la più economica
S1 si affianca alla S2. Come riportato in apertura di questo
articolo, la S1 è più economica della S2 solo per aver un obiettivo meno
luminoso, appunto l’Auto-Takumar 55mm f2.2. La S1 non riporta mai il
tempo di 1/1000, ma come per la S2 il suo otturatore lo può invece
eseguire.
All’inizio del 1961
arriva anche l’ammiraglia del momento, la S3, che viene
ufficialmente dotata del millesimo e dell’obiettivo Auto-Takumar 55mm
f/1.8. Non si tratta, come potrebbe far pensare il nome, del vecchio
Takumar 55/1.8 a preselezione modificato secondo il funzionamento
automatico sulla sola chiusura già descritto per gli altri Auto-Takumar;
è invece un nuovo obiettivo con funzionamento automatico o manuale in
base alla posizione dell’apposito cursore di selezione, secondo la
logica ben nota ai possessori di ottiche a vite tedesche. L’obiettivo
permette sia la chiusura automatica al momento dello scatto che
l’immediata riapertura successiva. In sostanza come funzionamento questo
obiettivo prefigura già la successiva e ben nota serie Super-Takumar. Il
diametro dei filtri passa a 49mm, che rimarrà invariato per tutti i
successivi obiettivi standard a vite.
Nel 1962 arriva la SV,
in pratica una S3 con in più l’autoscatto, il suo obiettivo standard è
il Super-Takumar 55mm f/1.8, identico all’Auto-Takumar di uguale focale
e luminosità della S3, tranne che per avere il senso di rotazione della
ghiera dei diaframmi rovesciato, con i diaframmi più chiusi a sinistra
per chi impugna la fotocamera. Si tratta dell’ultimo omaggio di Pentax a
Praktica da cui le reflex Asahi avevano tratto lo spunto iniziale;
infatti mentre l’Auto-Takumar 55/1.8 manteneva il senso di rotazione dei
vecchi Takumar e Auto-Takumar, i nuovi Super-Takumar si uniformano anche
sotto questo aspetto alla soluzione Zeiss Jena.
Nel 1963 la S1a
sostituisce sia la S1 che la S2, spariscono gli obiettivi Auto-Takumar e
quindi la S1a viene equipaggiata col nuovo Super-Takumar 55mm f/2,
praticamente identico al 55/1.8.
La
rivoluzione Spotmatic
Il 1964 segna una nuova
rivoluzione per Pentax e per il mondo della fotografia: viene posta in
vendita la Asahi Pentax Spotmatic, la prima reflex ad obiettivi
intercambiabili con esposizione TTL al mondo (era stata presentata a
livello di prototipo già nel 1960, quindi ben tre anni prima della
Topcon RE Super del 1963 che le contende il primato). La rivoluzione era
dovuta al fatto che l’esposizione TTL era non solo disponibile, ma lo
era con tutti gli obiettivi a vite, anche quelli vecchi. Ad ogni modo
con la Spotmatic venne presentato il nuovo obiettivo Super-Takumar 50mm
f/1.4, seguendo si la moda del momento che tendeva a luminosità sempre
maggiori, ma fornendo anche un nuovo punto di riferimento per la qualità
di tali ottiche. La Spotmatic è forse la più famosa reflex di tutti i
tempi dopo la Nikon F ed è di gran lunga la reflex più venduta negli
anni sessanta. Senza costare quanto la Nikon, ma ancora più lontana
dall’economicità di una Zenit, all’epoca d’oro vendeva quanto l’intera
produzione di reflex Canon, Minolta e Nikon dell’epoca messe insieme.
Esiste anche la versione motorizzabile Spotmatic Motor Drive. Per
il collezionista la Spotmatic va accoppiata quasi obbligatoriamente al
Super-Takumar 50/1.4, anche se alcune venivano vendute col più economico
55/1.8 della SV.
Passano ben quattro anni
e solo nel 1968 viene presentata la SL. Si tratta di una
fotocamera discussa in quanto per una casa pioniera del TTL è strano
introdurre un modello senza esposimetro, ed infatti ebbe un successo
limitatissimo. Era intesa come versione economica della Spotmatic, in
pratica una nuova SV derivata dal più moderno chassis della Spotmatic, e
veniva solitamente offerta col Super-Takumar 55mm f/1.8, che va
considerato l’obiettivo tipico.
Stante lo scarso successo
della SL, la Asahi ritentò la carta del modello economico non più
rinunciando all’esposimetro, ma al millesimo, all’autoscatto e ad un po’
di luminosità dell’obiettivo, tirando fuori dal cappello 55/1.8 il
coniglio 55/2. Ecco quindi sfornata nel 1971 la SP500, dotata
appunto di obiettivo Super-Takumar 55mm f/2.
Il 1971 è importante
perchè vede l’introduzione del trattamento antiriflettente multistrato
Super-Multi-Coating, di cui saranno dotati tutti gli obiettivi a vite
Asahi ad eccezione del 55mm economico della SP500. Insieme alla SPII
(disponibile anche in versione motorizzabile SPII Motor Drive),
una Spotmatic appena rimodernata, vengono quindi presentati gli
obiettivi Super-Multi-Coated Takumar 50mm f/1.4 e Super-Multi-Coated
Takumar 55mm f/1.8. E’ un po’ difficile scegliere quale sia l’obiettivo
standard ideale per la SPII tra i due anzidetti che sono entrambi
corretti, personalmente preferirei ancora abbinare il 50/1.4, a meno che
l’accoppiata con l’f/1.8 non sia documentata da garanzia che riporti i
numeri di matricola. Comunque come dicevo vanno bene entrambi gli
obiettivi, purché siano della prima serie, quelli marcati per esteso
Super-Multi-Coated e non quelli successivi con la sigla SMC.
L’automatismo
a priorità dei diaframmi
Ancora nel 1971 viene
presentata solo per il mercato giapponese la Electro Spotmatic,
dotata di otturatore a controllo elettronico e prima reflex 35mm al
mondo ad esposizione automatica a priorità dei diaframmi. Non esiste
versione motorizzabile. Con gli obiettivi Super-Multi-Coated Takumar la
lettura avviene a tutta apertura, con i Super-Takumar invece
l’esposizione automatica funziona, ma solo in stop-down. L’obiettivo
standard per la Electro Spotmatic è il Super-Multi-Coated Takumar 50mm
f/1.4 (ancora con le scritte per esteso).
Alla fine del 1971/inizio
1972 viene resa disponibile su tutti i mercati la ES, versione
internazionale della Electro Spotmatic migliorata nell’elettronica e con
gamma dei tempi di scatto ampliata fino ad 8 secondi. Anche questa
fotocamera esiste in versione motorizzabile ES Motor Drive.
Contemporaneamente gli obiettivi standard vengono ridisegnati solo dal
punto di vista estetico, acquistando la ghiera di messa a fuoco in gomma
quadrettata e diventando SMC Takumar 50mm f/1.4 e SMC Takumar 55mm
f/1.8. La ES è l’ammiraglia Pentax del momento, il suo obiettivo è
quindi preferibilmente quello di luminosità maggiore fra i due nominati,
comunque anche l’altro è corretto.
Nel 1973 viene presentata
anche la Spotmatic F (SPF), finalmente anche la fotocamera solo
meccanica e manuale per eccellenza può lavorare a tutta apertura. Anche
questa reflex è stata offerta in versione motorizzabile SPF Motor
Drive. Gli obiettivi standard sono gli stessi della ES: SMC Takumar
50/1.4 oppure SMC Takumar 55/1.8.
Alla fine dello stesso
anno la SP500 viene sostituita dalla SP1000. Si tratta della
stessa fotocamera, dove però la velocità di otturazione del millesimo è
riportata sulla opportuna ghiera. L’obiettivo invece non è più lo stesso
della SP500, infatti il vecchio Super-Takumar viene sostituito dal nuovo
SMC Takumar 55mm f/2 dotato di trattamento multistrato
Con la ESII del
1974 e la versione motorizzabile ESII Motor Drive si chiude il
ciclo delle Pentax a vite. Gli obiettivi standard sono gli stessi della
ES: SMC Takumar 50/1.4 oppure SMC Takumar 55/1.8.
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