Le Camogli     di Arturo Rebora

 
 
 
 

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Con piacere aderisco all'invito degli amici Dante Tassi ed Angelo Derqui per scrivere qualche riga sulle foto camere chiamate "Camogli" da me costruite ed ormai note da qualche tempo tramite articoli sulla stampa specializzata e presentazioni varie a diverse "fiere" di carattere fotografico.

Non posso evitare un breve accenno al sottoscritto in quanto necessario per introdurre l'argomento: le Camogli sono frutto di "mestiere" (sono un tecnico con anni lavoro nella meccanica di precisione), e di "reazione" ad una moda di mercato che vende più il superfluo che il necessario; soprattutto vende più lucette, bottoni, pile strane che sostanza e materiali, il tutto condito da tecnologia poco necessaria. Questa è l'era delle "Plastiflex" che fanno bene tutto ma non insegnano ad esporre un negativo utilizzando il cervello e perciò non fanno scuola.

Mettiamo in disparte questo piccolo mio sfogo ed iniziamo a parlare di "Camogli".

Perché il nome "Camogli" a queste fotocamere?

La scelta non è mia ma dell'amico Maurizio Rebuzzini, ben noto a tutti gli addetti ai lavori, che ha voluto dedicare, a queste macchine, diverse pagine della Sua rivista, "Foto graphia". Io le avrei chiamate "Genova" non potendo, ovviamente, copiare il nome in latino delle gloriose "Janua", il prototipo, comunque, conserva ancora una piccola targa con il nome della mia città impresso.

Il nome "Camogli" richiama alla mente quelle splendide barche a vela del passato, costruite in modo assolutamente artigianale utilizzando legno di mogano, palissandro e ottone lucidato, proprio come le mie "creazioni".

E proprio come quelle barche del passato le "Camogli" hanno un anima ed inoltre costruisco anche modelli di scafi di barche per cui quale nome più calzante si poteva dare?

Anche la parola "reazione", prima citata, ha una spiegazione.

Supponiamo che scompaiano dal mercato tutte le fotocamere prodotte, come potrei continuare a fare fotografie? Niente paura, il sottoscritto decide, con un buon obiettivo ed un rullo 120 mi costruisco la macchina fotografica.

Da questo pensiero nasce il sistema "Camogli" di Arturo Rebora di Genova e nasce attorno al formato 120 ma non per caso.

Il formato 120 permette di ottenere diversi formati, pur sfruttando sempre i 56 mm di altezza del rullo, inoltre essendo un tipo di pellicola ancora largamente utilizzato dai professionisti è di facile reperibilità ed è ancora abbastanza economico nel trattamento finale.

Non c'è presunzione ne ostentazione in tutto ciò, ma solo dimostrazione di una possibilità data dalla manualità dell'uomo. Non ho un laboratorio fantastico, ma solo qualche buon attrezzo e la mano del meccanico che, come il liutaio, ha la testa sulla punta delle dita.

Il sistema "Camogli" si sviluppa sui formati:

-          4,5 x 6  - 42x56 mm con 16 foto utili

-          6 x 9 - 56x84 mm con 8 foto utili

-          6 x 12 - 56x120 mm con 6 foto utili

-          6 x 17 - 56x176 mm con 4 foto utili

non è previsto il formato 6x6, che è comunque possibile realizzare, in quanto il mercato è già saturo di ottime fotocamere  di questo formato; non è previsto nemmeno il formato 6x7 (definito ideale), a causa della mancata numerazione al retro nel film 120 pertanto, mancando nella "Camogli" il contafotogrammi, ne risulta impossibile l'uso corretto.

Analizzando i formati disponibili per la "Camogli" passiamo ad elencare i pregi di ognuno di essi.

- 4,5 x 6   - buona autonomia

- fotogramma rettangolare con sviluppo verticale

- superficie utile di oltre tre volte quella del 35 mm

- formato indicato per il ritratto e l'architettura

 

- 6 x 9      - sul formato 6x9 si è già scritto di tutto, solo le lastre danno risultati oggettivamente superiori

                - formato versatile ed adatto a tutti i tipi di ripresa

               

- 6 x 12    - Il formato ideale per la fotografia panoramica

 

- 6 x 17    - E' difficile trovare una piazza che possa riempirlo tutto

 

Le ottiche

In pratica le "Camogli" sono nate come già altre, dal nome altisonante e famoso, per essere usate con ottiche grandangolare e le ragioni sono ovvie, più facili da impiegare con la messa a fuoco ad "occhio" o su scala metrica a mezzo dell'elicoide apposito per la focale in uso, anche se su alcune "Camogli" più ricercate è stato applicato il telemetro, quei bei Leitz neri da 10 cm di base, perfetti nell'uso, comodi ed antichi.

Ho costruito macchine fotografiche corredate di Super Angulon Schneider nelle focali 47 - 58 - 65 - 90 mm tutti con apertura 5,6 ho utilizzato anche uno Schneider  Symmar 100 mm sempre f. 5,6, sempre nuovi ed eccellenti.

Ho apprezzato il Super Angulon 47/5,6 XL nella sua più recente realizzazione, è fantastico e la copertura è perfetta; immaginiamoci una 6x12 con questa focale, corpo sottile, ampio angolo di ripresa, copertura perfetta, sempre a fuoco: come è possibile non fare foto entusiasmanti con un'attrezzatura simile?

Unico neo, il prezzo dell'ottica e del relativo elicoide di messa a fuoco.

 

Veniamo ora alla "Camogli" vera e propria:

 

Ottica : grandangolare con 47/58/65/90 Super Angulon Schneider f. 5,6

Messa a fuoco : a mezzo di elicoide dedicato con scala delle distanze e della profondità di campo

Otturatore : Compur - Copal 1"÷1/500"

Mirino : a traguardo pieghevole in ottone massiccio - confrontare Leitz e Camogli poi concludere serenamente

Corpo : mogano, palissandro, legno di rosa il tutto composto con viti inossidabili ed ottone, il legno è lucidato con gomma lacca e spirito (come i mobili pregiati)

Accessori : manopole, mirini, piedino tutti in ottone lucidato e verniciato con trasparente per mantenere la lucentezza a lungo. In alcuni modelli più ricercati l'ottone è stato dorato.

 

Ma il vero pregio è il piano focale, che è costituito da due binari, rettificati, di 8 mm su cui scorre il film; il pressapellicola, di 3 mm di spessore, è di anticorodal, rigorosamente piano, tiene la pellicola come un ferro da stiro, altro che piano aspirante sul 35 mm.

 

Le "Camogli" sono tutte uguali ma tutte diverse o viceversa, non esiste intercambiabilità immediata perché, per chi la compra, deve essere unica, però tutte possono scambiarsi gli obiettivi, previo adattamento, in quanto sono tutte interamente fatte a mano, dal mercato provengono solo le ottiche e le viti.

I disegni costruttivi sono semplici e pochi ma le "maliziette" da imparare, al contrario, sono innumerevoli anche se superabili.

Il peso della "Camogli" non è esiguo, almeno 1500 gr per la 6x9, ma si traduce in stabilità nella ripresa, pensate ad un Compur o ad un Copal, con le sue esili lamelle, ancorato ad un chilo e mezzo di macchina ed impugnata da mani adeguate ed esperte, cosa è per l'insieme il mosso? Nulla, non esiste proprio.

Con i modelli più grandi (6x12 - 6x17), scomodità a parte, si possono eseguire riprese anche a mano libera, ma pensate,  utilizzarli con un buon treppiede e con un diaframma chiuso….

Guardiamo un attimo il percorso della pellicola all'interno della camera, in macchine più blasonate il percorso del film è a "esse" oppure ad "omega", se si utilizza subito, in tutta la sua lunghezza, non ci sono problemi ma se si lascia la pellicola all'interno per qualche tempo la zona in corrispondenza dei rulli si deforma ed allora addio planarità! Ed allora a che pro curare la messa a fuoco ed utilizzare ottiche prestigiose se abbiamo il film fuori piano anche se di pochi decimi di millimetro?

Nelle "Camogli" tutto questo non succede, il film esce dal rullo, scorre, diritto, sul piano focale e viene stirato dal pressapellicola per essere poi dolcemente riavvolto sul rullo ricevente. L'emulsione viene "toccata" solamente dai raggi di luce che attraversano l'obiettivo.

Tutto è molto semplice ed essenziale all'insegna del motto "ciò che non c'è non si rompe", nella "Camogli" quello che c'è serve tutto ed il risultato è eccezionale.

Cosa altro dire delle "Camogli", se non che l'unica cosa che può non funzionare è l'otturatore, ma una revisione ripristina il tutto, la macchina ha vita infinita, cosa pretendiamo di più!

Purtroppo un grande e terribile neo, con le "Camogli" il mercato di massa si fermerebbe, si sarebbe costretti a ragionare un po di piùe tutto questo non è in sintonia con il nostro tempo. Peccato.

A proposito di tempo, già attendo con piacere il prossimo appuntamento a Castel San Giovanni, perché?

-          Trascorro una giornata spensierata

-          Viaggio in treno breve e comodo

-          Vedo cose interessanti

-          Incontro amici di comune fede

-          Faccio un buono, onesto e benservito pranzo innaffiato da del buon vino

-          Rischio di comperarmi qualche giocattolo

 

A presto Arturo Rebora 

 

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