Rolleiflex 2,8 F         di Mauro Di Giovanni

 

 
 
 
 

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Parlando di Rolleiflex  è doveroso citare il nostro amico Angelo Derqui, collezionista ed autore di svariate pubblicazioni sulle biottiche della Franke&Heidecke, autentica autorità in materia ed assiduo frequentatore della Mostra Mercato di Castel San Giovanni.

La Rolleiflex 2,8 F del 1960 rappresenta l’ultima evoluzione della mitica biottica di Braunschweig costruita, fin dal lontano 1929, dalla società fondata da Paul Franke e da Reinhold Heidecke (F&H) e che, fin dalla sua nascita, ha riscosso un enorme successo di pubblico e un conseguente tentativo di imitazione da parte di molte altre case; la Rolleiflex, infatti, è stata una delle fotocamere più imitate nella storia della fotografia. Il grande successo si spiega, oltre che per l’intrinseca qualità della macchina e dei suoi componenti - in testa le ottiche Zeiss e Schneider - anche per l’ampio e nitido sistema di visione (pensate, ad esempio, ai mirini piccoli e scomodi delle Leica a telemetro o della reflex Exakta d’anteguerra) oltretutto estremamente versatile, anche se offre l’immagine con i lati invertiti. La meccanica semplice, sperimentata, affidabile, ne faceva un apparecchio perfetto per il cronista, il paparazzo ed il fotografo di cerimonie. Tetragona all’attacco delle agguerrite concorrenti che offrivano magari l’intercambiabilità delle ottiche (Mamiya) o un sistema reflex monoculare costruito attorno alla pellicola 120 (Hasselblad) la biottica tedesca ha però ceduto le armi di fronte alla crescente qualità delle pellicole 35mm e all’indubbia versatilità dei sistemi reflex 35mm, anche se è ancora facile imbattersi, specialmente durante le cerimonie matrimoniali, in qualche attempato fotografo che non ha alcuna voglia di separarsi dalla sua fedele Rolleiflex, magari affiancata dall’immancabile Rolleicord.

 

La tecnica…

L’estetica della Rolleiflex ha fatto scuola: classica - ed invariata per decenni - la forma a parallelepipedo sormontato dal cappuccio parasole. La piastra anteriore portaottiche ospita i due tipici obiettivi gemellati dotati di baionetta del gruppo III per gli accessori; quello inferiore (un Carl Zeiss Planar o uno Schneider Xenotar f 2,8/80mm) per la ripresa, e quello superiore (un Heidosmat di pari luminosità e lunghezza focale) per la visione. La struttura è completamente metallica, la finitura nera con spigoli ed alcuni particolari in alluminio lucidato, altri verniciati; i rivestimenti sono ancora in vera pelle, mentre le 2,8 F più recenti saranno dotate di un più economico vestito in similpelle. Esistono anche alcune versioni celebrative con finiture e rivestimenti in materiali pregiati, come le “Aurum” e le “Platin”. Il peso di ben 1.250 grammi si fa sentire, ma se impugniamo la Rollei nel modo classico, cioè all’altezza dell’ombelico con il dorso poggiato sul corpo, la cinghietta al collo, la mano sinistra sulla ghiera di messa a fuoco e la destra con l’indice sul pulsante di scatto e le altre dita a sostegno dell’apparecchio, il peso risulterà ben distribuito e quindi poco gravoso. Il tipo di mirino, però, si presta anche ad altri modi di ripresa: oltre a quella a livello ombelicale è facile ottenere riprese raso terra oppure al di sopra delle teste altrui, semplicemente sollevando la Rollei con le braccia tese e osservando - attraverso il mirino - la scena da inquadrare con la fotocamera rovesciata. Il dorso è smontabile per alloggiare diversi accessori, come l’adattatore per lastre. Sul piano focale può essere alloggiato un vetro pianparallelo, in pratica un cristallo ottico che consente di schiacciare il film tra questo ed il pressapellicola, ottenendo una planeità simile a quella delle lastre; questo accessorio richiede un dorso speciale. L’interno del dorso è ricoperto di vernice nera aggrinzente per ridurre al minimo riflessi dannosi; medesima funzione svolgono la serie di cornicette poste all’interno della camera di ripresa. Il pressapellicola possiede la posizione per la pellicola 120, quella per il 35mm (da usare in combinazione con il kit accessorio Rolleikin), e quella per il vetro pianparallelo (con il dorso speciale).

Cominciamo a descrivere i comandi dalla piastra frontale: ai lati degli obiettivi sono alloggiate due ghiere zigrinate, quella di sinistra (impugnando la fotocamera) comanda i diaframmi, mentre quella di destra i tempi d’otturazione. Entrambi i valori sono visibili attraverso una finestrella posta al di sopra dell’ottica di visione.  In basso il pulsante di scatto filettato con blocco di sicurezza coassiale, sul lato opposto la presa universale per il lampeggiatore, anch’essa dotata di blocco per evitare fuoriuscite accidentali dello spinotto. In alto una levetta consente di selezionare il ritardo per il flash elettronico - simboleggiato da una saetta - o per le lampade lampo. La stessa levetta, spostata verso l’esterno, carica il meccanismo dell’autoscatto. Sulla piastrina frontale che ospita il nome Rolleiflex sono alloggiate le fotocellule al selenio, i due piccoli perni alle estremità servono per inserire il diffusore opalino per la lettura in luce incidente. Sul fondo dell’apparecchio troviamo il foro filettato per il treppiede ed il meccanismo d’apertura del dorso, costituito da una levetta sormontata da un pomellino, da spostare nel senso indicato dalla freccia; questo provocherà l’avanzamento del piedino, che andrà sollevato per aprire il dorso. Se bisogna toglierlo per montare un accessorio, basta spostare verso l’esterno il pomellino posto sul fianco destro della fotocamera, all’estremità della cerniera. Sul fianco sinistro troviamo la grossa manopola per la messa a fuoco, con distanze espresse in metri ed in piedi, mentre una stretta finestrella trasparente - addossata alla parete della fotocamera - permette di visualizzare la profondità di campo al variare dell’apertura del diaframma. L’ago del galvanometro, accoppiato al movimento dei tempi e dei diaframmi, è alloggiato all’interno della manopola stessa. Una piccola ghiera cromata serve ad impostare il promemoria per il tipo di pellicola caricata, visibile in sottoscorrimento da una minuscola finestrella in basso. Su di un’altra manopola, più piccola, sono riportati dei numeri da 0 a 3 con i relativi valori intermedi. Questa serve per effettuare correzioni all’esposizione quando si usano dei filtri, riportando il fattore-filtro idoneo; una volta tolto l’accessorio occorre riportare la manopola sullo zero. La stessa manopola ospita il selettore delle sensibilità espressa in ASA e in DIN, anche queste da impostare per mezzo di una ghiera cromata coassiale. I due bottoni zigrinati, posti agli angoli diagonalmente opposti, sono solidali a degli alberini interni. Quello superiore si aggancia al rocchetto ricevente, mentre quello inferiore alla pellicola vergine; una volta esposta, per togliere il rullo occorre estrarre il bottone superiore per liberarlo. Medesima operazione va effettuata per il rocchetto rimasto in basso, che va poi spostato nell’altro alloggiamento.  La Rollei è dotata del dispositivo di tasto (inspiegabilmente assente sulla più moderna 2,8 GX), un meccanismo in grado di riconoscere il punto d’inizio della pellicola: ciò semplifica le operazioni di caricamento del rullo. Sul fianco destro troviamo la manovella d’avvolgimento che va fatta avanzare in senso orario fino al blocco, e poi in senso antiorario fino al blocco successivo. A questo punto la macchina è pronta per scattare. Alla base della manovella una zona zigrinata ad arco di cerchio, da spostare nel senso indicato dalla freccetta, permette di caricare l’otturatore senza far avanzare la pellicola, permettendo così di ottenere delle esposizioni multiple sullo stesso fotogramma. Un piccolo oblò satinato ospita il contafotogrammi ad azzeramento automatico. La parte superiore è occupata dal cappuccio pieghevole che può essere smontato premendo sui due fermi alla sua base e sfilandolo da dietro.

Per osservare la scena da inquadrare occorre prima di tutto aprire il pozzetto, sollevandone il bordo posteriore. In questo modo si aprono anche le alette laterali e quella posteriore, creando così una protezione dalla luce per lo schermo di messa a fuoco.  Sul grande schermo reticolato, che aiuta a comporre l’immagine, la visione appare nitida ma con i lati invertiti. Per i soggetti statici non ci sono problemi, ma seguirne uno in movimento può diventare problematico in quanto, guardando la scena dal mirino, il soggetto si muove nella direzione opposta a quella reale. Un lentino, da estrarre premendo leggermente la parte centrale del cappuccio, permette di effettuare una messa a fuoco accurata, ed è sostituibile con lentini graduati per chi ha difetti visivi. Osservando il bordo superiore e quello inferiore dello schermo mentre focheggiamo, possiamo notare che l’immagine si sposta leggermente verso il basso o verso l’alto: è il meccanismo di compensazione dell’errore di parallasse, che altrimenti ci porterebbe a grossolani errori di inquadratura a distanza ravvicinata. La Rolleiflex è dotata anche del mirino a traguardo, utile per le riprese sportive perché i soggetti in movimento si possono seguire più agevolmente. Per utilizzarlo occorre, con il cappuccio sollevato, abbassarne del tutto la parte centrale e traguardare la scena attraverso la finestrella quadrata posta sull’aletta parasole posteriore. Per controllare la messa a fuoco basta abbassare leggermente lo sguardo osservando, attraverso una lente, la zona centrale del mirino, riflessa da uno specchio trapezoidale. Il cappuccio si può smontare (premendo i due pulsanti di sblocco laterali e facendolo scorrere verso il dorso) per accedere allo schermo, tenuto in sede da un telaietto incernierato; sull’esemplare in nostro possesso si tratta di uno schermo smerigliato reticolato con telemetro ad immagine spezzata, realizzato in materiale plastico. Per applicare la mascherina del Rolleikin, occorre sollevare lo schermo facendolo prima scorrere leggermente indietro (sono presenti delle zigrinature per facilitare la presa delle dita). Il mirino a pozzetto può essere sostituto da un cappuccio rigido o da un pentaprisma che permette la visione ad altezza dell’occhio, fornendo un’immagine non invertita ai lati.

La Rolleiflex 2,8 F è dotata - come accessorio - di un esposimetro Gossen al selenio con le fotocellule poste sul frontale, nella piastrina che riporta il marchio della fotocamera, e l’ago del galvanometro al centro della manopola per la messa a fuoco. L’esposimetro risulta ben visibile dall’alto con il suo fondo bianco che fa risaltare l’ago del galvanometro ed il collimatore neri, ed è accoppiato sia ai tempi sia ai diaframmi. L’impostazione della sensibilità della pellicola va fatta premendo con un polpastrello - e ruotando contemporaneamente - il bottone zigrinato posto al centro della ghiera situata al di sotto della manopola di messa a fuoco, fino a veder apparire nelle due finestrelle il valore desiderato (espresso in DIN e in ASA). La sensibilità si estende tra 12 e 1600 ASA (12 - 33 DIN). Per ottenere la corretta esposizione occorre far coincidere l’ago con il collimatore nell’ambito della zona bianca, manovrando i selettori simmetrici dei tempi e dei diaframmi, posti al fianco delle ottiche; quando - a bassi livelli di luminosità - l’ago del galvanometro arriva sulla zona rossa, l’esposimetro non è più in grado di fornire letture attendibili. Utilizzando dei filtri, per compensarne l’assorbimento bisogna riportare il fattore-filtro sulla manopola sotto a quella per la messa a fuoco (da 0,5 a 3); altrimenti, poiché l’esposimetro non è TTL, si otterrebbero immagini sottoesposte. Dopo aver tolto il filtro bisogna ricordarsi di portare il selettore su zero, pena un’esposizione falsata per tutti gli altri fotogrammi. L’esposimetro effettua una lettura media leggendo la luce riflessa dal soggetto, ma montando il diffusore opalino - originariamente in dotazione - sui perni a fianco alle fotocellule è possibile effettuare letture a luce incidente, puntando le fotocellule stesse verso la sorgente luminosa. Come già detto l’esposimetro della Rolleiflex è al selenio, quindi non ha bisogno di pile per il funzionamento. Per contro la sua durata è limitata nel tempo, anche se quello in dotazione all’esemplare in nostro possesso funziona ancora perfettamente dopo quarant’anni! La tabella posta sul dorso indica, per ogni coppia tempo-diaframma, il relativo valore luce (EV).

La Rolleiflex 2,8 F è dotata di un otturatore centrale Synchro Compur con tempi da 1 ad 1/500 di secondo più la posa B. Questo tipo di otturatore, che consente di sincronizzare il flash con qualsiasi tempo di otturazione, rappresenta un’altra ragione del successo di questa fotocamera presso i reporter, che potevano usare il lampeggiatore in esterni con tempi rapidi - evitando immagini fantasma - in un’epoca in cui le fotocamere 35mm con otturatore a tendina sincronizzavano ad 1/30 o ad 1/60 di secondo. E’ possibile sincronizzare sia i flash elettronici (X = levetta sul simbolo della saetta), sia le lampade-lampo (M = simbolo di una lampadina). I tempi di scatto visibili in sottoscorrimento (insieme ai diaframmi) dalla finestrella posta al di sopra dell’obiettivo di visione sono segnati in rosso, mentre i tempi più lunghi - fino a 60 secondi - in verde. In realtà il tempo massimo ottenibile con la Rolleiflex è pari ad un secondo, quelli ancora più lunghi corrispondono semplicemente alla posa B; l’accoppiamento con l’esposimetro resta però valido, quindi i tempi riportati in verde sono semplicemente indicativi. Per ottenerli occorre utilizzare uno scatto flessibile con l’ausilio di un cronometro, e naturalmente la macchina montata su di un robusto cavalletto.  Il comando dell’autoscatto meccanico entra in funzione mediante la stessa levetta di selezione per il sincro-flash, contraddistinta dalla lettera V. Occorre prima caricare l’otturatore, poi spostare la levetta verso l’esterno, ottenendo così un ritardo di circa 10 secondi; il comando non è revocabile.

 

Le conclusioni…

Autentico pilastro nella storia della macchina fotografica, la Rolleiflex biottica ancora oggi è capace di regalare delle emozioni a chi la utilizza, innanzi tutto per la raffinata qualità meccanica ed ottica che la contraddistinguono, per la silenziosità e l’assenza di vibrazioni. Cura dei particolari, accoppiamenti meccanici, fluidità delle ghiere, materiali utilizzati la pongono al di sopra di qualsiasi concorrente diretta, per quanto simile possa sembrare. Basta metterle a confronto e provarle sul campo, le differenze saltano subito all’occhio. A chi è abituato al piccolo formato, il fotogramma 6x6cm sulla pellicola 120 permette degli ingrandimenti strepitosi, grazie anche alla qualità dell’obiettivo Carl Zeiss Planar (ma anche lo Schneider Xenotar di pari lunghezza focale e luminosità - fornito in alternativa - non è da meno). Alcuni fautori del marchio sostengono però la superiorità delle Rolleiflex 3,5 F dotate del meno luminoso Planar 3,5/75mm, magari nelle ultime versioni fornite di uno schema ottico di sei lenti anziché di cinque. Oltre alla resa ottica le minori dimensioni delle lamelle dell’otturatore centrale renderebbero più dolce il funzionamento del pulsante di scatto e salvaguarderebbero l’estetica del frontale, leggermente deturpata dalle maggiori dimensioni della lente dell’obiettivo f/2,8. Ma sono questioni di lana caprina, resta il fatto - inoppugnabile - della ricerca della qualità senza compromessi che distingue ogni Rollei biottica.

 

ALBERO GENEALOGICO

Nel 1920 Paul Franke e Reinhold Heidecke, entrambi provenienti dalla Voigtländer, fondano a Braunschweig l’omonima Società “Franke & Heidecke”. Pochi anni dopo, nel 1929, entra in produzione la prima Rolleiflex biottica 6x6cm; il successo commerciale arride immediatamente a questa fotocamera, tanto da mettere in crisi le capacità produttive dell’azienda. Nel 1937 viene presentato il modello Automat - premiato all’esposizione di Parigi - che getta le basi tecniche ed estetiche delle biottiche Rollei, rimaste praticamente immutate fino ai giorni nostri. La storia delle Rolleiflex 2,8 (affiancate comunque dai modelli con ottica 3,5 e dalle più accessibili Rolleicord) nasce nel ’49 con il modello 2,8 A, dotato di un Tessar di questa luminosità. Nel ’52 la 2,8 B monta un Biometar; l’anno seguente, con la 2,8 C, è la volta dello Xenotar (Schneider) e successivamente del Planar (Zeiss). A partire dal modello 2,8 D del ’55 le Rolleiflex potranno essere equipaggiate sia con lo Zeiss Planar 2,8/80mm, sia con lo Schneider Xenotar di pari lunghezza focale e luminosità. Il modello 2,8 E del ’56 differisce per piccoli particolari dal precedente oltre che per la presenza dell’esposimetro incorporato non accoppiato (opzionale), mentre la 2,8 F del ’60 - oggetto di questo articolo - si caratterizza per il pozzetto sfilabile e per l’esposimetro incorporato ed accoppiato (sempre opzionale); i numeri di matricola vanno da 2.400.000 a 2.984.999 e sono preceduti dalla sigla della fotocamera. La Rolleiflex 2,8 E3 del ’62 rappresenta l’ultima versione della biottica di Braunschweig prodotta dalla Società “Franke & Heidecke”, ed è un modello leggermente semplificato rispetto al modello F (che gli sopravviverà fino al 1976).

Dopo un periodo travagliato - e la fallimentare operazione delle Rollei “made in Singapore” - nel 1987 la nuova Società “Rollei Fototechnic” rimette in pista la classica biottica (2,8 GX), dotandola di lettura TTL dell’esposizione e di un obiettivo HFT Planar costruito a Braunschweig su licenza Carl Zeiss.

 

 

SCHEDA TECNICA

Tipo fotocamera: reflex biottica (TLR), fotogrammi 6x6cm su pellicola 120. Messa a fuoco: manuale. Mirino: a pozzetto intercambiabile, mirino sportivo e lentino mobile per messa a fuoco di precisione. Schermo di messa a fuoco: smerigliato con reticolo e telemetro ad immagine spezzata, intercambiabile. Segnali visibili nel mirino: nessuno. Esposimetro: esterno accoppiato a tempi e diaframmi con fotocellule al selenio. Misurazione: media, per luce riflessa o incidente. Esposizione: manuale. Sensibilità: da 12 a 1600 ASA (12-33 DIN). Otturatore: Synchro Compur centrale a controllo meccanico. Pulsante di scatto: meccanico, filettatura standard per cavo flessibile. Tempi: da 1 ad 1/500 di secondo + posa “B”. Sincro-lampo: totale, presa coassiale per flash elettronici (X) e lampade-lampo (M). Tempi meccanici: tutti. Indice profondità di campo: si. Autoscatto: meccanico con ritardo di 10 sec. circa, non revocabile. Obiettivo di ripresa: Carl Zeiss Planar o Schneider Xenotar f2,8/80mm. Obiettivo di visione: Heidosmat f2,8/80mm. Dorso: intercambiabile. Avanzamento pellicola: manovella sul lato destro. Caricamento pellicola: con dispositivo di tasto. Alimentazione: nessuna. Dimensioni: 148x112x105mm. Peso: 1.250g.

 

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